tempo perso

E’ fresca la notizia di una decisione del TAR Lazio sull’orario scolastico a sei giorni invece di cinque.

Al liceo Scientifico Aristotele di Roma il Consiglio d’Istituto approva a maggioranza l’orario di 27 ore spalmato in soli 5 giorni, dal lunedì al venerdì. Alcuni genitori non ci stanno e in 94 presentano ricorso al TAR (tra un po’ il TAR sarà chiamato a decidere anche cosa mangiare a colazione !), che dispone un provvedimento d’urgenza per il ripristino immediato del calendario a sei giorni; a gennaio ci sarà l’udienza cui seguirà, chissà quando, la decisione finale e tutto potrebbe nuovamente cambiare. Altre simili contese si ripetono dalla Liguria alla Sicilia.
Il problema della riduzione del tempo scuola nei licei è una classica vessata questio da qualche anno. Le motivazioni dei cinquegiornisti sono varie: dai dirigenti scolastici che puntano al risparmio di risorse in adesione alle indicazioni ministeriali (riscaldamenti chiusi, minor consumi di corrente, semplificazione dei turni di insegnanti e personale ATA, ecc.); ai docenti che preferiscono il sabato libero, magari per impegnarlo nelle spesso misconosciute operazioni di Back Office, come la correzione dei compiti e la preparazione delle lezioni per finire con i genitori che magari aspirano a passare il week end fuori porta (anche se poco assecondati dai figli cresciuti a loro insaputa), o dormire qualche ora in più.
Ma gli studenti ? Che ne pensano i veri fruitori del Servizio Pubblico Scuola ?
La scuola esiste per loro, ma spesso non vengono neanche interpellati – ad eccezione dell’esigua e inascoltata rappresentanza in Consiglio d’Istituto. Suddividere le 27 o le 30 ore del triennio in cinque, vuol dire stare in aula sei ore filate, dalle 8 di mattina alle 14, spesso a scapito della già inafferrabile concentrazione adolescenziale, della digestione di un pasto consumato in fretta e tardi, del tempo residuo da dedicare ad altre attività o, perché no, allo studio. Peraltro le alternative del sabato non sono a volte centrate sulle loro esigenze.
Se la scuola vuole assolvere al suo compito di formazione, se la scuola è luogo di aggregazione e crescita, perché abbreviarne la disponibilità ? Non dovrebbe invece essere aperta e disponibile anche il pomeriggio, fuori dall’orario della lezione frontale ? Erogare i propri servizi, oltre il semplice adempimento di un obbligo dovrebbe essere un obiettivo adatto ad un’istituzione così importante.
Come se non bastasse la riduzione giornaliera, sempre più si parla di un Liceo a quattro anni e già ci sono le lauree brevi; lo scopo dichiarato è quello di aumentare la competitività dello studente per lanciarlo prima nel mondo del lavoro, così ponendo la competitività in netta alternativa alla competenza.
La scuola è un investimento a tempi lunghi – dura 20 anni e forma la personalità dei cittadini per i successivi 60anni di aspettativa di vita; perché si vuole comprimerne sempre di più il tempo ?
Un vecchio proverbio cinese così dice:

Se vuoi investire a un mese, pianta un orto

Se vuoi investire ad un anno, pianta il grano

Se vuoi investire a vent’anni, pianta un bosco

Se vuoi investire a cent’anni, fonda un scuola