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“Col tempo avevo capito meglio quello che avevo intuito in termini poetici quando ho incontrato la parola: al-ghorba.  Parola che dalla radice araba: Gh.R.B, estrae molteplici significati ( partire, sparire, estraniarsi, allontanarsi, emigrare) attorno a una costante topologia: al-maghrib  è il luogo del tramonto (dove scompare il sole);   è l’occidente di ogni oriente… Metafora della separazione – e dell’attraversamento – dalle cose del mondo, è simbolo di estraniamento, occultazione e esilio. Del cammino interiore. Parabola dell’esistenza. A proposito del concetto di essere straniero-essere solitario, Henri Corbin ha scritto: “L’essere straniero è solitario tra i suoi perché cittadino di una repubblica ideale anticipata dalla sua audacia spirituale”.                 Gli Esseri Stranieri sarebbero allora cittadini che prefigurano un’utopia futura. Sarebbero anche – nell’idea di Avempace amplificata magistralmente da uno dei primi romanzi moderni, il romanzo filosofico di Ibn Tufayl (XII secolo) – i membri di una comunità ideale sparsa sulla terra.”

da “Ultimo tè a Marrakesh”  di Toni Maraini