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Pubblichiamo un articolo uscito oggi su la Repubblica, l’ennesimo direte, ma di segno diverso, una riflessione sul giornalismo stesso fatta insieme ai ragazzi di una classe del nostro Liceo,

buona lettura !

 

 


CRONACA – Il racconto
Viaggio tra gli studenti

La nuova “Repubblica” nel liceo dello scandalo “Su questa scuola il coraggio di dire la verità”

di Paolo di Paolo

Che effetto fa una notizia, quando la notizia sei tu?

Metto piede al liceo Virgilio di Roma con una certa prudenza: da giorni le cronache insistono su cani antidroga, presunti video hard, petardi che scoppiano nel cortile. I ragazzi temono che le domande siano le solite. Domande che contengono già la risposta, o nascondono un pregiudizio — che è anche peggio. Allora sventolo una copia della nuova Repubblica, spiego che voglio capire che cosa pensano dei giornali, dei giornali di carta che magari non leggono mai, di un giornale che si rinnova.
Sono tutti nati dopo il 2000: «Mamma lo legge su iPad», dice Silvia. «Io lo compro ogni tanto, anche in questi giorni», dice Bernardo, «per vedere cosa dicono di noi, e mi viene un po’ da ridere». Costanza cita Quarto potere; lei collabora con Scomodo, che è un giornale studentesco di carta. Le chiedo perché di carta. Mi risponde con una formula giusta anche per queste pagine: «Informazione lenta». Sullo smartphone, dice, più di tanto non riesci a stare attento: parla una nativa digitale, è opportunocrederle. Della nuova veste grafica dicono che è ordinata, geometrica, e che sembra ispirata al web. Funziona la suddivisione netta per sezione: «Così non ti disorienti». E tutti questi commenti? Servono, dice l’altra Silvia, se sono costruttivi. «Se non vogliono usare un fatto solo per dimostrare una tesi». «A che cosa dobbiamo credere?» domanda uno di loro — ed è una domanda astratta e decisiva, che non contiene già una risposta. «A volte i media dimostrano che basta dire che un certo “clima” esiste per farlo esistere davvero».
Anche nel caso del Virgilio è così?
Riccardo dice che calare sulla verità idee preconcette, vecchie e moraliste, non serve a niente. Così anche la polarizzazione fra gente perbene e figli di papà cattivi non ha senso. «E poi troppe cose uscite sulla stampa non sono vere», aggiunge perentoria una ragazza seduta per terra. Il video hard?
Non esiste. I cani antidroga sono scenografici, è un’esagerazione. E quindi? «Quindi non va bene. Non è giusto». I trasferimenti in massa in altre scuole? Non sono dati reali. Quando Sofia sbotta: «A che cosa porta tutto questo?», le dico che mi pare una giusta domanda, e che — se fossimo in una riunione di redazione — sarebbe uno spunto buono per un commento. «A che cosa porta? Cosa resterà della “bolla” del Virgilio, a luci spente?». Li sfido a immaginare una loro prima pagina. Di spalla, nella colonna “Le idee”, mettiamo in cima la domanda di Sofia. E sotto, un ipotetico pezzo che ragioni seriamente sul rischio di saltare troppi passaggi, quando si raccontano i fatti. «Ci sono già amici che ci chiedono “ma che ci vai a fare al Virgilio?”, come se la sentenza fosse emessa. Si tratta della mia scuola, e mi dispiace».
Scegliamo il Virgilio come notizia di apertura?, provoco. «No, io aprirei con la Grecia», dice una voce maschile praticamente alle mie spalle, nell’aula stipatissima.
La Grecia? «Sì, che fine ha fatto la Grecia? Non ne parlano più». Ed è un buon titolo, ancora una volta in forma di domanda.
La ragazza seduta al primo banco, da diciottenne, propone una riflessione su come prepararsi a una scelta consapevole in vista della sua prima tornata elettorale.
«Su che basi voteremo?». Ancora un interrogativo. Paolo lancia l’ipotesi di approfondire il disastro di Chernobyl alla luce delle recenti valutazioni degli scienziati svedesi, e sempre Sofia propone di allargare il campo con una domanda radicale: siamo più al sicuro tutti armati o tutti disarmati? Impegnativa, notevole. C’è spazio ancora per un richiamo di sport, «ma non il calcio, quegli sport sacrificati dal racconto e dagli investimenti, come l’atletica». Mi trovo davanti un menabò abbozzato su un bloc notes, fitto di punti interrogativi. E mi pare che la riunione di redazione imprevista, in un’aula del liceo Virgilio di Roma, sia stata efficace. E istruttiva, se ha prodotto questa prima pagina fatta tutta di domande che non contengono già la risposta.
da la Repubblica del 23 novembre 2017 – Cronaca – Pag 28