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Riceviamo ancora una lettera da un genitore del Virgilio e volentieri pubblichiamo


 

Una serie di false notizie circola da giorni intorno al liceo Virgilio di Roma, sulla scia delle dichiarazioni avventate della preside Carla Alfano. Il polverone è montato tanto che la scuola è presidiata oggi da reparti cinofili antidroga e se ne ipotizza addirittura la chiusura.

La professoressa Alfano aveva appena assunto quest’anno la reggenza a mezzo tempo del liceo, già difficile da gestire a tempo pieno, quando è crollata una parte del tetto. Le proteste che ne sono conseguite hanno spostato l’attenzione dalle carenze dell’edilizia scolastica alle proteste degli studenti. La preside non ha esitato allora a confezionare una notizia da rotocalco, fatta di sesso, droga e bombe, fino a denunciare un clima «mafioso» all’interno della scuola.

L’aggettivo è rimbalzato sui media, com’è avvenuto spesso per le cronache romane recenti. Di mafia capitale si è parlato a proposito della cricca di Buzzi e Carminati. A loro i giudici hanno comminato condanne pesanti ma il carattere della loro violenza organizzata non è stato ritenuto mafioso.

Al Virgilio è bastato molto meno perché la dirigente evocasse quel termine e l’audience mediatica ha premiato la scelta. Il problema è che se tutto è mafia, dalle estorsioni miliardarie fino alle occupazioni nei licei, alla fine nulla è mafia: l’inflazione sottrae valore alle parole come alla moneta. Chi è incaricato di trasmettere le «competenze chiave di cittadinanza» dovrebbe pesarle attentamente in un paese in cui la mafia esiste davvero.

La settimana scorsa il Virgilio si era segnalato per un’altra ragione: la ricerca Eduscopio l’ha premiato come migliore liceo scientifico di Roma sulla base dei successi universitari dei diplomati. Ha ragione la Fondazione Agnelli, secondo cui si tratta di una delle migliori scuole d’Italia, o la preside che ne parla come di un mandamento?

Probabilmente sbagliano entrambe.

Le classifiche sono usate mediaticamente da chi vorrebbe i licei in concorrenza tra loro a contendersi i «clienti» migliori ma dicono poco del lavoro buono o cattivo di docenti e alunni.

Analogo l’errore della dirigente Alfano che, davanti a problemi innegabili e che riguardano un’intera generazione, invece di avviare un dialogo con la sua comunità ha preferito rivolgersi ai professionisti della paura e agli editorialisti da salotto. Preside, è il momento di tornare a scuola.

Paolo Laureti, genitore di un’alunna del Liceo Virgilio di Roma